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Museo civico di San Francesco di fronte |

La chiesa di S.
Francesco fu costruita tra il 1335 e il 1338 dai frati Minori e corrisponde al
terzo insediamento francescano nell'ambito montefalchese, ma il primo entro le
mura. Officiata dai frati fino al 1863, la chiesa in quell'anno passò in
proprietà al comune di Montefalco e dal 1895 divenne sede del Museo Civico. Nel
1990 il ripristino di locali (ex conventuali) adiacenti alla ex-chiesa ha
permesso la realizzazione di una struttura mussale articolata in tre spazi
espositivi: la ex-chiesa, cui si è tentato di restituire l'aspetto originario,
la Pinacoteca, dove sono conservate tutte le opere mobili (tele, tavole,
affreschi staccati provenienti da altre chiese e luoghi del territorio
comunale), e infine la cripta, in cui sono raccolti i reperti archeologici ed
altre sculture e frammenti di varie epoche.
La chiesa contiene affreschi che vanno dal XIV al XVI secolo.
Per una visita virtuale del Museo, fare click nei link riportati di seguito.
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Abside Centrale
Storie della vita di S. Francesco, santi e personaggi dell'Ordine francescano,
Benozzo Gozzoli, 1452.
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Committente dell'opera fu fra Jacopo da Montefalco, guardiano del
convento di S. Francesco, ricordato nell'iscrizione dedicatoria e
ritratto nell'episodio della ''Benedizione del popolo di Montefalco''. A chiamare per primo Benozzo nella città umbra fu tuttavia fra Antonio da Montefalco, del ''rivale'' Ordine degli Osservanti. Antonio, per lunghi anni vicino ai vertici della Chiesa , sia con Nicolò V che con Callisto III, e destinato nel tempo a salire al grado più alto nella gerarchia della sua famigli francescana, conobbe l'artista quando egli era impegnato in qualità di aiuto al Beato Angelico nelle decorazioni in Vaticano. Apprezzatene le doti, se ne garantì la presenza a Montefalco nel 1450, incaricando all'artista la realizzazione delle opere sia su tavola che ad affresco per la sua chiesa di S. Fortunato. Questi lavori dovettero evidentemente incontrare il gusto di fra Jacopo, se due anni dopo Benozzo venne chiamato a lavorare per la chiesa conventuale di S. Francesco. I rapporti tra l'autorevole Osservante e il colto fra Jacopo non furono dunque, in quest'occasione importati a contenzioso, poiché Benozzo passò senza scosse a lavorare da una chiesa all'altra. Va tuttavia detto che i risultati a cui il pittore giunse furono profondamente diversi, poiché diverso fu il messaggio che i due committenti gli suggerirono. Va inoltre ricordato il ruolo che nella vicenda deve aver svolto lo stesso Niccolò V. Il papa, che a quanto sembra visitò il convento osservante di San Fortunato nel 1447, raccomando forse personalmente l'utilizzo di Benozzo proprio perché ne conosceva le doti dai tempi dei suoi lavori in Vaticano. |
Cappella di S. Girolamo
Storie di San Girolamo e santi, affreschi di Benozzo Bozzoli, 1452.
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Quale committente
dell'opera è stato proposto il notabile montefalchese Girolamo di ser
Battista De Filippis, che avrebbe voluto celebrare il santo di cui
portava il nome. Probabilmente, però, le indicazioni su come realizzare le raffigurazioni vennero date da fra Jacopo da Montefalco, guida intellettuale del convento e committente degli affreschi del coro. Fra Jacopo apparteneva per di più alla confraternita di San Girolamo da Perugina, fondata nel 1447 dal predicatore Giacomo della Marca, e ciò oltre ad attestare la sua personale devozione al santo, fa pensare che abbia potuto attingere alla biblioteca della confraternita, fonti attendibili per la rappresentazione degli episodi della vita del santo. Si spiegherebbe anche meglio, in tal modo, che un santo particolarmente caro ai Minori osservanti venisse esaltato in una chiesa tenuta dai Conventuali. Il particolare interesse per san Girolamo nel '400 fu infatti fortemente avvertito da quei Francescani che reclamavano una più stretta osservanza della regola dell'Ordine e che tenevano pertanto a far risaltare certe analogie fra i valori testimoniati dal santo e la loro stessa predilezione per la vita eremitica e per gli studi: san Girolamo penitente nel deserto richiama la vicenda di S. Francesco vissuto secondo ideali di povertà, mentre san Girolamo dottore della chiesa, speso rappresentato in uno studio colmo di libri, viene accostato ai maggiori esponenti dell'Osservanza e, soprattutto, a san Bernardino da Siena, il colto predicatore canonizzato nel 1450. La decorazione della cappella è stata variamente giudicata dalla critica. |
Cappella di S. Bernardino
Storie di San Bernardino e santi, affreschi, Jacopo Vincioli e collaboratore,
1461.
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La decorazione della
cappella testimonia la diffusione del culto di San Bernardino da Siena,
il santo erudito, riformatore dell'Ordine dei Minori, canonizzato nel
1450. Gli affreschi sono stati attribuiti, unitamente con le affini
Storie di Sant'Antonio da Padova al pittore spoletino Jacopo Vincioli. Al centro è l'immagine del nuovo santo dell'Ordine francescano, affiancata da due scene di miracoli; nella lunetta è la Crocifissione. La finta tavola a fondo oro ripropone in misura minore l'illusionismo del polittico benozzesco della cappella precedente. Vi è rappresentato, secondo un iconografia usuale, san Bernardino in veste di predicatore. Alquanto insolite, invece, sono le scene dei numerosi miracoli compiuti dal santo durante la sua vita e specialmente raro, in quanto noto soltanto in un antica testimonianza, è il soggetto della scena di sinistra, che si riferisce all'apparizione di papa Celestino V nei pressi di Antrodoco: essendo morto Celestino il giorno 19 maggio 1296, questa visione preannunciava l'imminente morte del santo, avvenuta il 20 maggio 1444 a l'Aquila. |
Cappella di S. Antonio Abate
Storie di sant'Antonio abate e santi e Crocifissione con san Francesco - Andrea
di Cagno(?),metà del XV secolo
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Il culto di Sant'Antonio
abate, largamente diffuso anche nel Quattrocento, è legato
all'importanza sociale acquisita dagli antoniani per la cura di alcune
malattie epidermiche e, in particolare, di quella forma di herpes
comunemente nota come ''sfoco di sant'Antonio'', che veniva medicato con
il lardo di maiale. Sant'Antonio abate è normalmente rappresentato affiancato da un maiale con la campanella, oltre che con la gruccia a forma di ''tau'' distintiva dei malati. Per estensione divenne il protettore di tutti gli animali domestici e dei contadini e proprio i contadini di Montefalco potrebbero essere stati i committenti di questa cappella. La narrazione della vita del santo illustrata nella volta e nel sottarco si ispira ad un testo di ampia divulgazione. la Leggenda Aurea di Iacopo da Varagine. |
Cappella Bontadosi
Immacolata Concezione con i santi Francesco e Antonio e committente -
Ascensidonio Spacca, XVI-XVII sec.
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La cappella venne
realizzata nel 1589 da Clemente Bontadosi, su progetto di Valentino
Martelli, al posto di un più antico altare. E' a pianta quadrata con
cupola; il prospetto monumentale è sormontato dallo stemma di famiglia
del committente. La raffigurazione della vergine, qui rappresentata come Immacolata, costituisce il culmine di tutta la decorazione e risponde ad un preciso modello iconografico della cappella è l'esaltazione del ruolo salvifico di Maria, che fu parte integrante della politica riformistica di Sisto V, ebbe come base logistica il santuario di Loreto e la sua espressione popolare nella diffusione delle litanie. Nella pala, l'immagine della Vergine è ispirata all'Apocalisse: ''Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi'' e ''allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago''. E' evidente la lotta tra il bene, rappresentato da Maria, e il male, personificato dal drago, che ha nel cielo il suo campo di battaglia. Intorno sono tradotti in immagini alcuni dei tradizionali titoli onorifici della Madonna che durante la Controriforma vennero ufficialmente codificati nelle Litanie lauretane sulla base di diverse fonti, fra le quali anche il Cantico dei Cantici. Per quanto attiene ai caratteri stilistici della pala è da osservare che in essa emergono due qualità dell'arte sacra di Controriforma spesso considerate dai teologi e dai trattisti: il richiamo ad antichi modelli e la chiarezza delle immagini. |
Nicchia di S. Antonio da Padova
Crocifissione e storie di sant'Antonio da Padova - Jacopo Vincioli, affreschi
della metà del XV secolo.
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Sant'Antonio da Padova
è il frate minore francescano canonizzato a Spoleto nel 1232 e ritenuto
autore di tante miracolose guarigioni da meritare l'appellativo di ''taumaturgo''. Qui il santo dei miracoli per antonomasia è rappresentato come di consueto con un libro aperto, allusivo della sua erudizione e dei suoi scritti, e un cuore, simbolo dell'amore divino. Del tutto naturale è la presenza in una chiesa francescana di una cappella dedicata ad un santo che è secondo per importanza, nella storia dell'ordine, soltanto al fondatore san Francesco. Il modello benozzesco della cappella di san Girolamo, con il suo polittico illusivo, è considerato irrinunciabile anche in questo affresco, nella cui parte centrale l'immagine di sant' Antonio è come raffigurata in una grande ancona marmorea, sostenuta da una mensola. La ricorrenza di soluzioni illusionistiche nei dipinti della chiesa di S. Francesco deve essere interpretata nel contesto degli interessi del primo rinascimento per una nuova rappresentazione della spazialità, come è evidente anche nella esaltata volumetria degli ambienti nelle due scene laterali. Queste rappresentano due ''Miracoli di S. Antonio: la liberazione di un indemoniato e la guarigione della gamba di un giovane di Padova che aveva preso a calci la madre e pentito, si era amputato una gamba. per lungo tempo l'affresco è stato attribuito ad un seguace locale di Benozzo Gozzoli, chiamato convenzionalmente ''Espressionista gozzolesco'', denominazione che tenta di cogliere la chiara derivazione dal maestro fiorentino, ma anche i tratti di accentuazione fisognomica e di evidente gestualità che distinguono questo maestro. In seguito il pittore è stato identificato con Jacopo Vincioli qui attivo prima del 1461, data degli affreschi della cappella di san Bernardino, come dimostra il confronto con una delle sue prime opere, la Madonna e santi francescani nella pinacoteca di Spoleto. |
Nicchia di S. Andrea
Madonna con il Bambino in trono tra i santi Andrea e Bonaventura da Bagnoregio -
Tiberio Diotallevi, 1510.
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Le due figure
inginocchiate alle spalle di S. Andrea sono forse membri della famiglia
Augusti. La loro presenza fa pensare che il dipinto sia stato realizzato
come ringraziamento per qualche evento prodigioso. Non esistono, però,
notizie in grado di chiarire i rapporti tra i committenti e la figura
dell'apostolo Andrea, santo a cui non si riconoscono particolari poteri
taumaturgici e noto, piuttosto come capostipite della Chiesa d'Oriente. Poiché ci si trova in una chiesa francescana, nel dipinto è stata inserita l'immagine di san Bonaventura da Bagnoregio, dottore dell'Ordine rappresentato con gli abiti vescovili sopra il saio francescano, con in mano la croce che allude ad un suo celebre scritto intitolato Lignum Vitae, con un libro aperto, simbolo della sua erudizione , e con il galero tenuto con non curanza e con il quale ci si riferisce al rifiuto manifestato dal santo quando i messi di papa Gregorio X gli portarono le insegne cardinalizie. Il dipinto, tra i migliori di Tiberio d'Assisi, ripropone in maniera evidente motivi tipici dell'arte del Perugino (vedi in particolare le pale di Fano e Senigallia) e del Pinturicchio, come l'ampio orizzonte nel paesaggio e la simmetria compositiva. |
Controfacciata
Annunciazione, Eterno in gloria tra gli angeli e Natività - Pietro Vannucci
detto il Perugino, affreschi del 1503
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Per la eccellente qualità il dipinto
si rivela opera del grande maestro di Città della Pieve. E'
immediatamente confrontabile, del resto, con altre opere eseguite dal
Perugino in quegli stessi anni e specialmente con la Natività del
Collegio del Cambio a Perugia e con quella proveniente da Monteripido,
sempre a Perugia, e oggi conservata nella Galleria Nazionale
dell'Umbria. Assai vicina, ad esempio, è la struttura aperta della
capanna, che organizza il complesso impianto prospettico, facendo da
cornice ad un limpido paesaggio caratteristico della fase matura
dell'artista. Iscrizioni: In alto sul bordo degli armadi dell'Annunciazione: AVE MARIA GRATIA PLENA DOMINUS TECUM (Ave Maria piena di grazia il Signore è con te). |
info by comune Montefalco